In un convegno organizzato dal Comune di Velletri esperti, ricercatori e produttori hanno esplorato la dimensione più ampia, contemporanea e trasversale di questo straordinario fiore simbolo di eccellenza, bellezza e passione per la natura.

di Francesca Nanni – Non solo un fiore ornamentale, ma un simbolo dalle mille sfaccettature: la camelia sorprende e affascina tanto per straordinaria eleganza e raffinatezza, quanto per la sua capacità di intrecciare mondi diversi in un’unica narrazione: dal rigore della botanica alla profondità della storia, dall’ispirazione in arte e letteratura alle tradizioni socioculturali, fino alle nuove prospettive di economia, innovazione, cucina.
E proprio la camelia nella sua dimensione più ampia, contemporanea e trasversale è stata al centro del convegno tecnico “Velletri, città delle camelie” che la località alle porte di Roma, rinomata per la coltivazione di questo fiore grazie alle peculiarità di clima e suolo vulcanico, le ha dedicato lo scorso 22 marzo in occasione della 29° edizione della Festa delle Camelie.
Un incontro partecipato da esperti, ricercatori, produttori, ricco di approfondimenti a partire dal legame della città con l’etereo fiore. “La camelia arriva in Italia dall’Asia nel 1700, alla Regga di Caserta poi qui a Velletri – ha ricordato la Vicesindaco, Chiara Ercoli –, sbocciando per la prima volta nel cimitero monumentale tanto da diventare il fiore con cui ricordiamo i nostri defunti. Un legame secolare, che ha attraversato le epoche, oggi identità della nostra comunità”.
Moderatore d’eccezione l’agronomo e conduttore televisivo Luca Sardella, che tra un tema e l’altro ha fornito aneddoti, curiosità e consigli pratici sul prezioso fiore: dalla spremuta di limone in vaso per rinvigorirla alla caratteristica dei terreni di coltivazione, dal posizionare le camelie vicine tra loro perché sono “chiacchierone” al “seme di camelia per amico” da donare soprattutto alle nuove generazioni “oggi custodi del Pianeta”.
LA CAMELIA IN CUCINA. “La tradizione della cucina è un testimone che ci portiamo in dote fin da piccoli. Siamo figli della cucina al femminile, la ereditiamo dalle nostre madri. In questo senso la camelia è un omaggio alle donne”, così Renato Bernardi, Ambasciatore della Dieta Mediterranea nel mondo ha spiegato l’utilizzo della camelia nei piatti preparati dalle ragazze e dai ragazzi dell’Istituto Alberghiero di Velletri e al panificatore Michele Chiari in occasione della Festa delle Camelie. “Un fiore delicato che esprime la sua personalità in modi diversi. Le camelie che abbiamo cucinato oggi hanno assunto varie sfumature: dolci da crude, amare in cottura, dall’antipasto al dessert. La camelia, dunque, come espressione di una tavola sulla quale passano tantissimi sentimenti, il cui valore è tradotto nel piatto dalla cucina stessa. Tra i tanti fiori che ho il privilegio di sperimentare, la camelia ha un sentore pungente e robusto, trasversale al suo utilizzo gastronomico. Inoltre, è un’eccellenza florovivaistica locale che ben si presta al racconto di un territorio attraverso il Made in Italy nel mondo”.
LA TRADIZIONE COME ESPERIENZA CULTURALE IMMERSIVA. Un fiore capace di creare appartenenza grazie anche a un potente rituale narrativo. “Attraverso la camelia, come un tempo con le Floralia nell’antica Roma – ha spiegato l’Assessore alla Cultura della Regione Lazio, Simona Baldassarre –, la collettività si riconosce e si rafforza. Una tradizione che, valorizzando le radici storiche e le pratiche locali, diventa espressione di quel turismo antropologico che permette ai visitatori di immergersi nella cultura di una comunità attraverso esperienze autentiche”.
FLOROVIVAISMO: UNA RISOSRSA STRATEGICA SPESSO SOTTOVALUTATA. Tra i tanti aspetti, il convegno ha messo in luce anche il ruolo del settore florovivaistico italiano, rimasto spesso ai margini del dibattito economico e industriale, percepito più come una nicchia che come una risorsa strategica per il Paese. Nel 2024, ad esempio, l’Italia è tra i leader europei nella produzione di fiori e piante, terza dietro a Paesi Bassi e Spagna, con un giro d’affari che supera i 3 miliardi di euro grazie al traino dell’export (1,3 miliardi) e al lavoro di 19mila imprese su 30mila ettari (*).
“LAZIO, QUINTO PRODUTTORE ITALIANO DI PIANTE E FIORI”. Numeri importanti cui fanno eco quelli a livello regionale. Il Lazio, ad esempio, “è il quinto produttore italiano di fiori e piante, coprendo il 6% dell’intero valore florovivaistico nazionale, ed è terzo per la produzione in vaso, con un giro d’affari di oltre 250 milioni di euro” ha sottolineato l’Assessore Agricoltura e Bilancio della Regione Lazio, Giancarlo Righini -. “Una risorsa rilevante che va accompagnata da politiche a sostegno di ricerca, innovazione e sviluppo rurale per rafforzare il settore agricolo e florovivaistico della nostra regione”.
La camelia, contemporanea e trasversale, ponte tra passato e futuro, la cui celebrazione “va trasformata in un volano di sviluppo per il territorio” come sottolineato da Giuseppe Masella, ideatore e organizzatore della festa velletrana dedicata a questo fiore. Pianta dalle straordinarie proprietà benefiche per questo adatta sia per la produzione di tè che per l’estrazione di olio per mani e capelli, come spiegato dal produttore di camelie Francesco Bianchi. Fino a diventare fiore della memoria che impreziosisce oggi il Giardino di Pace del Cimitero Acattolico di Testaccio a Roma, in un intreccio tra paesaggio, storia e identità, come raccontato dalla ricercatrice Amanda Thursfield.
E se è vero che il clima sta cambiando con i suoi evidenti effetti, proteggere la delicata camelia nella sua produzione è possibile, come spiegato dal produttore di camelie Enrico Scianca “attraverso un’esposizione al sole non più diretta come in passato, con impianti di irrigazione per sopperire la scarsità delle piogge di cui questo fiore ha invece bisogno, ed estendendo la produzione della camelia ad altre specie che si adattano meglio alle temperature tropicali e sub-tropicali”.
(*) Dati dal 1° Rapporto sul Florovivaismo, febbraio 2025.